GLI AMORI PROIBITI DELLA BELLA MARCHESA

La stanza delle torture
La stanza delle torture

La marchesa Cristina Pallavicino, vedova di Ippolito Malaspina, assassinato dal fratello che voleva impadronirsi del ricco feudo, è ricordata come donna lussuriosa e crudele, che come una mantide religiosa, ospitava amanti di ogni razza che poi uccideva freddamente.
In una stanza del castello si trova ancora il segno di una botola dentro la quale la Marchesa faceva cadere i sui amanti. I malcapitati venivano legati, issati con una corda appesa ad un anello ancora visibile sulla cupola del soffitto e poi lasciati cadere nel baratro irto di taglienti lame.
Ma la realtà è un’altra. Dopo la morte del marito, la marchesa aveva avuto una relazione con certo Francesco Precetti, ufficiale delle sue guardie, da cui ebbe un figlio, nato fuori dal feudo.
Dal marito aveva avuto un figlio nato poco dopo la morte del padre, Carlo Agostino, che morì a 50 anni, un anno prima della marchesa, lasciando moglie e sette figli. Due di essi, lo stesso anno della morte del padre, furono protagonisti di un avvenimento straordinario. I due fratelli, mentre stavano recandosi alla loro villa di Caniparola, la stessa in cui era morto il padre, lo videro affacciato ad una finestra. I due fratelli si precipitarono verso l’ingresso e fattolo aprire dal fattore, salirono al piano superiore e visitarono ogni stanza dove però non c’era nessuno.

Per approfondire:
Le leggende della Lunigiana
Il castello di Fosdinovo

Torna indietro