LA DIOCESI DI LUNI

Cartina della Lunigiana
Cartina della Lunigiana

La diocesi di Luni fu una delle più antiche e importanti diocesi italiche, presa ad esempio da molti studiosi per delimitare i confini della Lunigiana storica. In origine appartenente alla Tuscia Annonaria, comprendeva un vastissimo territorio che andava dall’Alta Versilla e Garfagnana alla Lunigiana toscana; dalla Riviera Apuana a tutto il Golfo dei Poeti; dall’Appennino Ligure-Emiliano alle Cinque Terre e alla Riviera di Levante passando dalla Val di Vara. Confinava con le diocesi di Genova e Lucca che durante i secoli tentarono di incunearsi nei suoi territori.
Deve il suo nome alla città di Luni, fiorente centro e porto romano che si sviluppò dopo la sconfitta dei Liguri Apuani grazie al traffico dei marmi delle Alpi Apuane. Inoltre uno dei primi papi fu Eutichiano, ricordato nel Liber Pontificalis come “natione Tuscus ex patre Marino de civitate Lunae”.
Molto probabilmente la diocesi venne fondata agli inizi del V secolo. Con la discesa dei Longobardi in Italia, si trovò divisa tra i possedimenti bizantini lungo l’alto corso del fiume Magra, sotto il controllo del vescovo di Luni, e i domini longobardi, facenti capo a Lucca. Con la definiva conquista di questi ultimi, la diocesi di Luni si rafforzò e i vescovi tentarono di riguadagnare l’antica influenza su tutto il territorio, nonostante i Longobardi favorissero la nascita di monasteri indipendenti o cappelle poste sotto l’influenza di complessi monastici esterni come Bobbio, Leno e Brescia. Esempio ne sono il monastero di San Michele a Monte dei Bianchi, l’ospitale di San benedetto di Montelungo, il monastero del Tino e il monastero di Brugnato. Proprio quest’ultimo nel 1133 venne innalzato da Papa Innocenzo II a diocesi, suffraganea dell’arcidiocesi di Genova, provocando la perdita di alcuni territori in Val di Vara e dell’abbazia di San Venerio del Tino. La sua vastità rimaneva tuttavia intatta, come dimostra l’importante documento del 1148, quando Gottifredo II, vescovo di Luni, ottenne da Papa Eugenio III la conferma del territorio diocesano con l’elenco di tutte le pievi e cappelle.
Da questo momento cominciò un lungo periodo di stabilità fino al XVIII secolo, nonostante alcune perdite territoriali come la chiesa di Sant’Andrea di Carrara, ceduta nel 1151 ai canonici della chiesa di San Frediano di Lucca (poi riavuta nel 1770); le chiese del territorio di Portovenere nel 1161, trasferite da Papa Alessandro III all’arcivescovo di Genova; la cappella di Santa Maria delle Grazie a Varignano nel 1432, assegnata da Papa Eugenio IV all’abbazia del Tino.
l’insabbiamento del porto e le cattive condizioni di salubrità obbligarono nel 1201 il vescovo Gualtiero II a trasferire la cattedrale da Luni a Sarzana, decisione poi ratificata nel 1204 da Papa Innocenzo III. Solo nel 1447 però prese il nome di diocesi di Luni-Sarzana.
Dal 1787 cominciò il suo smembramento. Papa Pio VI creò la diocesi di Pontremoli e nel 1822 Papa Pio VII la diocesi di Massa. Nel 1820 la diocesi di Brugnato era stata invece unita a quella di Luni-Sarzana. La diocesi di Luni perse negli anni altre parrocchie finchè nel 1927 Papa Pio XI dichiarò la diocesi di Luni-Sarzana suffraganea dell’arcidiocesi di Genova.
Nel 1929 nacque la diocesi della Spezia, con conseguente spostamento della sede vescovile. Il titolo fu quello di Vescovo di Luni, ossia La Spezia, Sarzana e Brugnato. Nel 1959 Papa Giovanni XXIII fece coincidere la giurisdizione delle tre diocesi di Luni: La Spezia, Sarzana e Brugnato con i confini della provincia della Spezia. Nel 1975 Luni divenne sede titolare con tre diocesi e un vescovo. Infine nel 1986 le tre diocesi si fusero in un’unica che assunse il nome di diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato.



Le pievi della Lunigiana storica

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I vescovi di Luni

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