GLI OSPEDALI MEDIEVALI IN LUNIGIANA

l’entrata dell’ospedale di San Giacomo di Altopascio di Filattiera
L’entrata dell’ospedale di San Giacomo di Altopascio di Filattiera

La Via Francigena, la strada più importante per pellegrini e mercanti che portava a Roma, attraversava interamente la Lunigiana. Conseguenza inevitabile fu la nascita di numerosi edifici per l’accoglienza dei viandanti: ospedali, spedali o ospitali.
Proveniendo da Berceto si trovava l’ospedale di Santa Maria della Cisa. Proseguendo verso Pontremoli, si incontrava il famoso xenodochio di San Benedetto di Montelungo. Giunti a Pontremoli, già importante città medievale, i pellegrini potevano essere ricoverati in diversi ospedali. Appena fuori da Porta Parma, si trovava l’ospedale dei Santi Giovanni e Leonardo. Entrati nel borgo, dopo il quartiere del Piagnaro, si giungeva all'ospedale di Sant’Antonio e all'ospedale di Sant’Antonio di Vienne. Continuando nell’imoborgo, oltre la cortina del Cacciaguerra, che divideva anticamente la città , si incrociava l’ospedale di San Giacomo e verso l’uscita della città , nel borgo dell’annunziata, l’ospedale di San Lazzaro e San Martino. Nei pressi di Pontremoli si trovava anche l’ospedale di Santa Maria della Cervara.
In territorio pontremolese, sorsero ospedali anche lungo la via del Borgallo, l’ospedale di San Bartolomeo e lungo la strada Lombarda, che saliva al passo del Cirone, l’ospedale di San Giacomo di Piellaburga o Piellaborgari a Pracchiola e l’ospedale di Cerreto Grosso, probabilmente in località Gravagna in Valdantena.
Proseguendo verso la Lunigiana interna, sulla sponda destra del Magra si incontrava l’ospedale di Mulazzo e scendendo lungo il fiume, arrivati nel territorio di Filattiera, si passava dall’ospedale di Caprio e si giungeva quindi nella parte alta del paese di Filattiera all'ospedale di San Giacomo di Altopascio. Lasciato il borgo verso Villafranca, il pellegrino incontrava l’ospedale di Santa Lucia di Selva Donnica. Il successivo luogo di ristoro per il viandante era l’importante l’ospedale di Santa Maria di Groppofosco o Arbaritulo, in località Fornoli, dove si univa la variante destra della Via Francigena proveniente da Mulazzo. Continuando si trovava, ma solo nell’alto Medioevo, l’ospedale di San Caprasio, di cui si hanno pochissime notizie.
Da Fornoli e Aulla, i pellegrini potevano dirigersi verso l’emilia e la Garfagnana, procedendo verso il passo dell’ospedalaccio, toccando l’ospedale di San Lorenzo di Cento Croci, l’ospedale di Linari verso il Lagastrello, l’ospedale di Sant’Antonio di Fivizzano e l’ospedale di San Nicolao di Tea, al confine con la Garfagnana.
Tornati sulla Via Francigena, tra Aulla e Sarzana, il difficile passaggio nei pressi di Caprigliola era alleviato dall’ospedale dell’anforara. Giunti a Santo Stefano Magra, l’ospedale di Scognavarano, dove si guadava il fiume in direzione della Liguria e Santiago di Compostela; mentre nei pressi di Sarzana invece, sorgevano l’ospedale di San Bartolomeo e l’ospedale di San Lazzaro di Servarecia.
La variante montana della Via Francigena che da Bibola portava a Fosdinovo passando da Ponzanello, verso Castelnuovo Magra e Luni, vedeva la presenza dell’ospedale di San Leonardo in Capite Paludis. Sulla sponda opposta del fiume, si ergeva invece l’ospedale di San Bartolomeo della Casalina.
Ormai in vista delle spiagge, il pellegrino poteva riposare nell’ospedale di San Maurizio e nell’ospedale di San bartolomeo di Centum Clavibus.







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