TRADIZIONI A VINCA

Il borgo di Vinca
Il borgo di Vinca

Racconta Carlo Caselli che il vestito vinchese antico era formato da un paio di calzoni fatti di grezza tela tinta con il legno di castagno, un giubbone di mezzalana grigio e un berretto fatto con pelle d’agnello. I vinchesi emigravano in Maremma con i muli e le popolazioni vicine avevano coniato il detto "Ecco i muli di Vinca". Le pecore erano infatti il sostento principale del paese, sempre minacciate dai lupi che scendevano dai monti per fare razzia. Per questo i cani erano letteralmente adorati ed erano serviti e riveriti.
Raccontano che un pastore che aveva lasciato il suo gregge alle capanne del Giovo, tornato dopo due giorni solo vi aveva ritrovato il cane da guardia, che festoso lo aveva accolto come dicendo che aveva seppellito il lupo che aveva ucciso le pecore. Il pastore non lo crebbe e ammazzò il cane, ma vedendo la terra smossa, si rese conto del grave errore e corse al paese piangendo.
Fino agli ultimi decenni del XIX secolo, la rivalità tra gli abitanti di Vinca di Sopra e Vinca di Sotto era tale che se qualcuno passava di notte i confini stabiliti dalla Grotta di Mazzanti, reagivano armi in mano.
I vinchesi portavano il codino come in Cina ed era un bene prezioso. Non era infrequente pagare con i propri capelli.

Per approfondire:
Storie e leggende di Fivizzano
Le leggende della Lunigiana
Vinca