TRADIZIONI A SASSALBO

Sassalbo
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Carlo Caselli, nel suo viaggio in Lunigiana intrapreso nel 1930 e raccontato nel suo libro "Lunigiana Ignota", descrive gli abitanti di Sassalbo come una razza differente dalle altre popolazioni della Lunigiana, diversi nel fisico, nel carattere e nei costumi. Così parla dei sassalbini: "Non troppo alti, asciutti con testa quasi quadrata coperta d’abbondanti capelli neri ricciuti, faccia angolosa per la sporgenza degli zigomi, che vi guarda con occhi neri, penetranti e piccoli. Sembra d’avere davanti gli antichi Liguri, autentici, come li ritraggono gli studiosi".
Le donne sassalbine vengono descritte come magre e secche, tutte sempre senza trucco, con il viso già provato a vent'anni per i molti figli. Secondo la tradizione, le donne del paese dovevano sposarsi solo con gli uomini di Sassalbo. Chi decideva di prendere moglie, participava alla festa da ballo di San Michele, patrono del borgo, il 29 settembre. I giovani ballavano sempre con la ragazza che volevano sposare e a fine serata chiedevano la mano della fanciulla, che però non rispondeva. Infatti doveva consigliarsi in casa e rispondere in caso favorevole il giorno della Madonna del Rosario il 3 ottobre, attraverso due amici di famiglia che portavano una carscenta alla casa del pretendente. Il giovane, con tutta la famiglia, divideva a metà il pane e per mezzo di quattro amici ne portava una parte alla famiglia della ragazza.
Così si concludeva la cerimonia di fidanzamento. Se uno dei due avesse mancato alla parola data, sarebbe stato punito la notte della domenica delle Palme con il cosidetto "Palmizio". Con la poltiglia ottenuta dalla macerazione di un agnello o di un animale domestico, la porta di casa di chi era venuto meno alla parola data veniva imbrattata.

Per approfondire:
Storie e leggende di Fivizzano
Le leggende della Lunigiana
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